Tassa sui rifiuti: un freno allo sviluppo

Pubblicato il 25 Luglio 2018 alle 16:27

Le nostre imprese continuano a pagare l’ingiusto

 

LA TASSA RIFIUTI: un freno allo sviluppo

 

La tassa rifiuti TARI continua a rappresentare un peso insostenibile e spesso ingiustificato, se si considerano le iniquità che lo caratterizzano, per le imprese del nostro territorio.

Confcommercio nazionale ha creato il nuovo portale www.osservatoriotasselocali.it  allo scopo di raccogliere e analizzare dati e le informazioni territoriali, mettendo a confronto le situazioni sull’intero territorio nazionale relative alla tassa rifiuti pagata da cittadini e imprese.

Dai dati raccolti sul portale si conferma la continua crescita della tassa sui rifiuti, nonostante ad esempio una significativa riduzione nella produzione dei rifiuti, il tutto con notevoli divari di costo tra medesime categorie economiche, sempre a parità di condizioni, anche nella stessa regione e provincia.

In particolare nella provincia di Rimini, tenendo conto delle aliquote medie Tari euro/metro quadro (anno di tassazione 2016), si evidenzia come siano più sofferenti le categorie economiche quali: ristoranti trattorie, osterie, pizzerie e pub (provincia di Rimini € 21,75 – media regionale € 15,92 – media nazionale € 13,72), alberghi con ristorazione (provincia di Rimini € 8,33 – media regionale € 5,54 – media nazionale € 4,73), alberghi senza ristorazione (provincia di Rimini € 6,07 – media regionale € 3,86 – media nazionale € 3,64), bar, caffè, pasticcerie (provincia di Rimini 16,13 – media regionale 12,61 – media nazionale 10,68), commercio di abbigliamento al dettaglio (provincia di Rimini € 6,29 – media regionale € 4,70 – media nazionale € 4,09), autosaloni (provincia di Rimini € 2,69 – media regionale  € 1,95 – media nazionale € 1,96), distributori di carburante e campeggi (provincia di Rimini € 4,75 – media regionale € 2,76 – media nazionale € 2,96).

La provincia di Rimini si colloca al di sopra della media nazionale per costi Tari nella quasi totalità delle categorie. A completare il quadro, prendendo a riferimento la media regionale, Rimini si pone per buona parte delle categorie analizzate come provincia più cara, o comunque tra le più care.

A livello nazionale, è clamoroso il dato che evidenzia come la Tari sia sempre più alta, arrivando nel 2017 complessivamente a 9,3 miliardi di euro, con un incremento di oltre il 70% negli ultimi 7 anni, nonostante una significativa riduzione nella produzione dei rifiuti. Nel 2010 infatti la percentuale di raccolta differenziata in Italia si attestava al 31,7% con costo complessivo per la Tari di 5,9 miliardi di euro, contro un 52,5% di differenziata nel 2017, al costo complessivo Tari di 9,3 miliardi di euro. (Elaborazione Confcommercio su dati Ispra).

Dai dati emersi risulta evidente come sia urgente una profonda revisione dell’intero sistema capace di superare definitivamente la logica dei coefficienti presuntivi di produzione con un sistema che rispetti il principio europeo “chi inquina paga”, che tenga conto di specifiche esenzioni/agevolazioni per le attività stagionali e per le aree scoperte operative e che venga confermato il principio secondo il quale il tributo non è dovuto, né in parte fissa né in parte variabile, per i rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato a recupero. Sarà fondamentale, inoltre, introdurre misure che leghino in maniera sempre più vincolante la determinazione dei costi del servizio a parametri di efficienza e a misure volte a garantire un’equa e oggettiva ripartizione tra la componente domestica e non domestica e tra parte fissa e variabile.

 

“Da anni a livello territoriale stiamo cercando di sensibilizzare le amministrazioni locali rispetto alle difficoltà create  alle imprese dalla fredda applicazione di parametri e coefficienti, che porta ad un eccessivo peso legato a questa tassa – spiega il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino -. Una battaglia lunga, di cui questi dati confermano una volta di più l’esigenza, ma che nel tempo ci ha visto ottenere anche alcuni risultati. Non ultimo l’avere aperto un dialogo costruttivo sia con le amministrazioni sia, dopo una serie di incontri e confronti, anche con il gestore, come ad esempio  l’attivazione di un canale diretto esclusivamente dedicato alle imprese turistiche”.