Confcommercio della provincia di Rimini e Federmoda – Confcommercio Rimini chiedono la stretta definitiva sui centri commerciali Indino: “Ora non rientri dalla finestra quel che è appena uscito dalla porta. Già chiesto un incontro al sindaco di San Giovanni in Marignano” Zanzini: “Come commercianti siamo soddisfatti per la vittoria ottenuta nella battaglia di Misano, ma consapevoli che questo sia solo un passo per la tutela del commercio di vicinato. Ora si regolarizzino outlet e temporary shop”

Pubblicato il 5 Febbraio 2020 alle 15:29

Rimini, 5/02/2020 – Comunicato stampa

Confcommercio della provincia di Rimini e Federmoda – Confcommercio Rimini chiedono la stretta definitiva sui centri commerciali
Indino: “Ora non rientri dalla finestra quel che è appena uscito dalla porta. Già chiesto un incontro al sindaco di San Giovanni in Marignano”
Zanzini: “Come commercianti siamo soddisfatti per la vittoria ottenuta nella battaglia di Misano, ma consapevoli che questo sia solo un passo per la tutela del commercio di vicinato. Ora si regolarizzino outlet e temporary shop”

 

“Con il no della Provincia alla costruzione del nuovo polo commerciale di Misano abbiamo vinto una battaglia, ma non la guerra – sottolinea Gianni Indino, presidente di Confcommercio della provincia di Rimini -. Una battaglia che in realtà non sarebbe dovuta nemmeno esistere, tanto è anacronistica l’idea di continuare a cementificare la nostra costa in barba alle più attuali linee guida in tema ambientale e di minare il commercio di vicinato permettendo alle catene multinazionali di insediarsi e fagocitare i ricavi senza alcuna ricaduta economica positiva sul territorio. Catafalchi adibiti al commercio che già alcune regioni hanno messo al bando e che noi come rappresentanti delle micro e piccole imprese continueremo a combattere, consapevoli che proprio essi rappresentano la concorrenza più pesante nei confronti del commercio di prossimità. Scongiurato il centro commerciale a Misano, non dimentichiamo quello che sta per essere messo in piedi a San Giovanni in Marignano e per il quale chiediamo un nuovo incontro al sindaco Daniele Morelli. Non vogliamo che quello che è uscito dalla porta rientri dalla finestra. Si tratta di nuove superfici commerciali a soli 5 km di distanza, che avrebbero un impatto ugualmente drammatico sul territorio danneggiando al massimo i piccoli commercianti. Dall’amministrazione della Regione invece attendiamo la chiamata per gli Stati generali del Commercio di cui si è ampiamente parlato in campagna elettorale”.

“Ben 1.666 imprese del piccolo commercio hanno chiuso i battenti in provincia di Rimini negli ultimi 5 anni – sottolinea Giammaria Zanzini, rappresentante provinciale di Federmoda – Confcommercio, della quale è anche vicepresidente regionale e consigliere nazionale -, di cui 725 nel settore tessile/calzaturiero, solo nel 2019 ne sono sparite 204 con un -2,3% che prosegue e incrementa un trend negativo ormai costante. Un piccolo commerciante su 5 chiude dopo un anno dall’avvio dell’attività, la metà non supera il biennio, solamente 3 su 5 sopravvivono più di 5 anni. I motivi sono tanti, dalla frenata dei consumi delle famiglie che non conosce fine, a costi di gestione e tassazione esorbitanti.

I colossi del web hanno le loro colpe compreso quello di beneficiare di tassazioni irrisorie, ma soprattutto di alimentare la diffusione dei prodotti contraffatti, una vera piaga internazionale. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Commercio il volume d’affari della contraffazione vale 413 miliardi di Euro, in Europa entrano ogni anno 121 miliardi di euro di merce falsa (il 6,6% dell’import nell’UE) e in Italia importiamo 12,4 miliardi di euro di prodotti contraffatti (il 4% delle importazioni di prodotti originali).

Eppure l’e-commerce coagula solamente il 7,3% degli acquisti. Al contrario l’avanzata indiscriminata della grande distribuzione aggiunge il problema di impoverire il territorio e il tessuto sociale di città e quartieri. Così come gli outlet e i temporary shop, che chiediamo a gran voce vengano subito regolarizzati. Chiediamo che gli outlet possano vendere merce dell’anno passato da verificare con regolare fattura, che venda prototipi, fine serie disassortiti, pezzi fallati e soprattutto che non possano beneficiare delle finestre dei saldi di fine stagione e fare sconti sulla merce già costantemente in sconto, innescando di fatto una concorrenza sleale nei confronti dei commercianti tradizionali. Stesso discorso per i temporary shop, che senza regole diventano autentici predoni invasivi sul territorio.

Come commercianti siamo davvero soddisfatti per la vittoria ottenuta nella battaglia di Misano, ma siamo consapevoli che questo sia solo un passo per la tutela del commercio di vicinato. Il dialogo e la concertazione con le istituzioni saranno fondamentali per costruire insieme una visione di rilancio del commercio di prossimità attraverso la rigenerazione urbana, con iniziative e incentivi per la valorizzazione dei nostri centri commerciali naturali, ovvero dei nostri quartieri, borghi e città”.